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giovedì 7 maggio 2009

Il Giro della vergogna?

Sabato parte il Giro d'Italia. Non sarà un giro come tutti gli altri: è il Giro del Centenario. Non sarà un giro come tutti gli altri: è il Giro senza il campione italiano in carica.

Filippo Simeoni e il suo team, la Ceramica Flaminia Bossini Docce, sono stati esclusi dagli organizzatori della grande corsa a tappe italiana. Esclusione ufficialmente giustificata da motivi tecnici, ma in realtà aleggia su questa decisione la presenza del texano Lance Armstrong al Giro, il suo esordio in questa competizione. Il diverbio fra i due è scoppiato nel 2002, quando Simeoni ammise l'uso di sostanza dopanti, beccandosi una lunga squalifica, ma soprattutto chiamò in ballo il dottore Michele Ferrari, medico di fiducia di Armstrong. Da quelle denuncia la storia dei corridori si sono incrociate pericolosamente, fino all'esplosione del Tour del 2004. Lance Armstrong era lanciato alla conquista del sesto dei suoi sette Tour; Filippo prova ad andare in fuga per conquistare un successo di tappa, lui che ormai è fuori dalla lotta per le posizioni che contano in classifica. Ma il texano non ci sta: non si può lasciare la vittoria a chi ha tirato in ballo il dottor Ferrari. L'americano, in maglia gialla, scatta in prima persona e va a riprendere il gregario in fuga, quando mancano un'ottantina di chilometri al traguardo, annullandone così ogni possibilità di vittoria.

Scoppia così inevitabile la polemica a pochi giorni dalla partenza da Venezia. Gli organizzatori si saranno lasciati influenzare dalla presenza di Armstrong, tornato a correre per dimostrare che dal cancro si può guarire e tornare più forti di prima? La carriera di Simeoni nelle grandi corse a tappe è davvero segnata in senso negativo dalla volonta di un unico corridore? E se Armostrong è costretto a reagire in questo modo, è perché si sente in colpa per qualcosa?

Questi sono i dubbi che aleggiano fra i corridori e gli appassionati di ciclismo in questi giorni, come se già le polemiche sul doping non bastassero a fare perdere credibilità a questo bellissimo sport che ha fatto la storia.

Intanto il 37enne corridore italiano ha restituito come segno di protesta la maglia tricolore alla Federciclismo. Forza Filippo, siamo tutti con te.